MAXIMILIAN ARNOLD

Splinters

Roma, 2022

Stratified I+II di Marlene A. Schenk

  1. Nella creazione del dipinto, vengono applicati diversi strati di colore; e poi rimossi, strofinati, levigati, così che la materia stessa viene nuovamente grattata via. È trasferita, trasformata, stampata, impressa e condensata. Le passate sono piene, essendosi ispessite tridimensionalmente, mentre in alcune parti del quadro l’elevata densità della pittura le fa apparire unte e pesanti, come ferite che si aprono sulla tela. In altre parti, il colore si mostra traslucido, leggero e asciutto. A volte si ha la sensazione che la pittura che si dissecca sulla tela sia così densa da trasformarsi in un materiale. La luce che svela questi processi stratificati rivela una tale metamorfosi materiale.La pittura di Maximilian Arnold può essere intesa sia come stratificazione che come sequenziale processo di trasformazione. Oltre ai pennelli, l’artista si serve di un miscuglio di strumenti. La tela incontra allora stracci, taglierini, carta vetrata, spatole, spugne, e adotta oggetti di uso quotidiano – come lastre, tubi di vernice, coperchi e placche di plastica – per la stampa a trasferimento. L’artista crea le sue proprie matrici; un numero infinito di dati per trasformare l’acrilico su tessuto in poliestere. Si presume che un insieme di strumenti alla fine crei l’immagine. Eppure, prima di allora, c’era già un’immagine inerente ad esso. Libri, quotidiani e riviste tagliati a pezzi; volantini stradali, menu di ristoranti, biglietti da visita, mappe della città.Internet è infinito, così come la ricerca; si accumula un archivio per poi distruggerlo, arrivando all’immagine reale. Ciò che si ritaglia, si appropria e si inserisce diventa l’atto del collage, l’atto del dipingere, composizione, il punto di partenza dell’artista, la cui costruzione e immagine sono parte immanente della sua produzione pittorica. Nell’opera di Arnold, un collage non è un mezzo per raggiungere un fine, è una base strutturale.La pittura come processo senza gesti: per la pittura di Maximilian Arnold i gesti non sono di alcun interesse, in quanto ogni atto è concreto e quelli spontanei sono usati solo raramente. Tutto diventa parte del processo di trasformazione – nella sua idiosincrasia, anche la pennellata viene privata del pathos della pittura, poiché diventa visibile solo smerigliando la tela, grattando via la vernice. Diventa passiva e fastidiosa, bloccando il passaggio della vernice. Arnold taglia la vernice con il coltello, proprio come fa con il collage. Il coltello si trasforma in un pennello, una pennellata in un’immagine – nell’immagine di una pennellata.
  2. L’arte di Arnold diventa ontologica e lega così gli oggetti del mondo e dell’anima, connessioni che si cerca di leggere. Tagliata e ora sulla tela, l’immagine è in continua trasformazione. Solo nel momento in cui l’immagine è conclusa, essa entra in uno stato di materializzazione, e allo stesso tempo è sull’orlo della dissoluzione. È precisamente la tensione che si prova nel guardarla che rende l’arte di Maximilian Arnold completamente travolgente. Osservando da sinistra a destra, il linguaggio formale e chiaro del dipinto si corrode in una leggerezza trascendentale. La decifrazione diventa disorientante, e nel suo riconoscimento si scontrano l’ambiguità e l’impossibilità di lettura. L’occhio errante vede le proporzioni mutevoli in un ricordo altrimenti familiare, i punti di fuga scompaiono nell’interazione di luci e ombre, e un velo bianco brilla iconico sopra il rosso carminio. Nella sua densità, questo qualcosa, affollato di informazioni pittoriche e stipato nella sua cornice, vuole che l’occhio vaghi in giro; quel calcolo si rivela quasi lottando con l’immagine. Nella sicurezza della lettura, si destabilizza ripetutamente, trema e rilegge. L’immagine viene in essere.
    Nella contemplazione, viene in essere più e più volte. La pittura di Maximilian Arnold si distingue nel suo essere un archivio del divenire, degli accadimenti. Allarga gli orizzonti del presente, rendendolo ricettivo all’inaspettato e al nuovo. Sembrerebbe che quel che non può essere visto sia stato dipinto fuori dal quadro. Ripetutamente, anche il pittore esplora la tela nuovamente, garantendo, così, la possibilità di viverla nella sua interezza, come un quadro completo. Il dipinto viene successivamente cambiato da un processo pittorico intuitivo, è schiacciato sulla tela e riadattato; la fatica è evidente.La questione del dove inizia la pittura e finisce l’immagine rimane poco chiara nel lavoro di Arnold. Qui, la pittura diventa un metodo con cui raggruppa in un cosmo ciò che è visibile e fugace; diventa un metodo di archiviazione del reale effimero.